Al via il credito d'imposta per investimenti in ricerca e sviluppo

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La Legge di Stabilità 2015 introduce la possibilità per tutte le imprese, indipendentemente dalla loro forma giuridica, di usufruire del credito d'imposta per attività di Ricerca e Sviluppo (R&S). L'importo massimo annuale concedibile è di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario.
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  • Per poter usufruire dei FONDI LIMITATI al momento disponibili per il credito d'imposta sugli investimenti in R&S effettuati nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 sarà fondamentale essere tempestivi.
  • il nostro Organismo di Ricerca senza scopo di lucro, CRF, mette a disposizione delle Aziende interessate, la propria esperienza per individuare le esigenze di innovazione, finalizzate ad incrementare la competitività sul mercato e permettere di raddoppiare l'agevolazione concessa.
  • CONTATTACI al più presto per poter usufruire dell'agevolazione; vi forniremo le informazioni per la corretta predisposizione della documentazione e Vi supporteremo nello svolgimento delle attività di R&S.

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DL 91-2014 Competitività: Confindustria, chiarimenti su credito d'imposta beni strumentali

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Il credito d'imposta è riconosciuto, per gli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati tra il 25 giugno 2014 e il 30 giugno 2015 e di importo unitario pari ad almeno 10mila euro, nella misura del 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con la possibilità di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l'investimento è stato maggiore.

Oltre a essere nuovi, i beni devono essere strumentali rispetto all'attività esercitata dall'impresa beneficiaria. Sono invece esclusi gli acquisti di beni merce e di materiali di consumo.
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Beneficiari

L'agevolazione si applica a tutti i soggetti titolari di reddito d'impresa, indipendentemente dalla natura giuridica, dalla dimensione aziendale, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato, purché gli investimenti siano destinati a strutture produttive ubicate in Italia.

Il credito d'imposta spetta anche ai soggetti che, alla data di entrata in vigore della norma, avevano iniziato l'attività da meno di cinque periodi d'imposta e a quelli che intraprendono l'attività durante il periodo di applicazione della misura agevolativa.
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Fruizione del credito d'imposta

I beneficiari dell'incentivo devono ripartire il credito di imposta maturato in tre quote annuali di pari importo, da utilizzare a scomputo dei versamenti dovuti da effettuare mediante il modello di pagamento F24.

Il credito, si legge nella Circolare n. 5/E-2015, può essere utilizzato a partire dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello dell'investimento.

Quindi, per i soggetti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, nel caso di investimenti effettuati nel 2014, la prima quota del credito potrà essere utilizzata a partire dal 1° gennaio 2016, la seconda quota a partire dal 1° gennaio 2017 e la terza dal 1° gennaio 2018.

L'agevolazione, chiarisce l'Agenzia, può essere fruita annualmente senza alcun limite quantitativo, quindi anche per importi superiori al limite di 250mila euro applicabile ai crediti di imposta agevolativi. All'incentivo non si applica neanche il limite generale di compensabilità di 700mila euro previsto per crediti e contributi.

Il credito d'imposta, infine, viene revocato se i beni oggetto dell'investimento agevolato non sono mantenuti nell'impresa almeno fino alla fine del periodo d'imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l'acquisto.
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Tutti i finanziamenti per avviare una start-up: venture capital, banche, incubatori

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Da idea a impresa, solo andata. Viaggio non privo di ostacoli, soprattutto nella fase di ricerca di investimenti. L'Italia ha un sistema di finanziamenti allo sviluppo più arretrato rispetto agli USA o ad altri paesi più attenti all'innovazione, però non si può dire che manchino forme di incentivo per chi ha un'idea e vuole trasformarla in impresa innovativa. Dai prestiti bancari ai fondi pubblici, dagli incubatori d'impresa alle grande aziende che investono nelle idee, passando per i “business angels”. Una rassegna con i più interessanti modi per avviare una start-up.

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Seed e venture capital

La novità maggiore nel settore degli investimenti nelle start-up è il seed capital. Almeno in Italia, dove questa forma di venture capital è ancora poco sviluppata. A differenza degli Stati Uniti, che puntano molto su queste tipologie di investimenti a rischio, che in genere si assumono i “business angels”, gli angeli degli affari. Dpixel, Start Up Design Lab e SeedLab, alcuni degli esempi italiani di seed capital.

Uno dei maggiori fondi italiani di venture capital è Innogest: 80 milioni di euro a disposizione, dedicati alla fase di seed e early stage, vale a dire nella prime fasi della vita di un'impresa. Italiane, giovani e ad alto potenziale di crescita: questo il target di aziende finanziate da Innogest. Imprese che appartengono soprattutto ai settori delle telecomunicazioni, Ict, energie rinnovabili, biomedicale e meccanica avanzata, su cui Innogest investe, in fase di start-up, fra i 200.000 e i 2 milioni di euro.

Dpixel è una società di venture capital, con sede a Milano. "Helping Internet startups take off", recita lo slogan della società milanese. Aiutare la nascita di imprese ad alto valore di innovazione, operanti nel settore dell'Ict. Quindi, chi ha un'idea la sottopone al team di esperti di Dpixel, nella speranza di ricevere un finanziamento. Una procedura che passa interamente per il web: ci si collega a dpixel.it e si inviano curriculum citae, lettera di presentazione e un abstract del progetto che si intende realizzare.

Numerose le società finanziate da Dpixel. Da Iubenda, un'applicazione per gestire le privacy policy del proprio sito, a Vivaticket, start-up specializzata nella vendita online di biglietti.

Milanese anche Principia Sgr, una società di venture capital che gestisce fondi per 90 milioni di euro, attraverso due strumenti: Principia Fund e Principia II. Il primo è un fondo da 25 milioni di euro, dedicato soltanto a società non quotate, la cui mission è legata ad attività di ricerca e applicazione industriale della ricerca stessa. Principia II è un fondo da 63 milioni di euro, dedicato alle imprese innovative localizzate nel Centro-Sud Italia, escluso il Lazio. Quattro le aree di investimento interessate: applicazioni per la mobilità del mercato consumer e business; e-commerce e e-service; entertainment digitale; tecnologie "hard&soft".

Le forme di finanziamento di idee innovative assumono varie forme, da borse di studio a progetti. Come SeedLab, programma di accelerazione d'impresa che prevede la selezione di venti proposte ad alto contenuto innovativo. Alle spalle, c'è TTSeed, strumento finanziario messo a punto da TTVenture e sostenuto da fondazioni bancarie, che offre borse di studio del valore di 30.000 euro per permettere alle idee innovative di partecipare al programma SeedLab.

Servizi, tecnologia, energia rinnovabile. Questi i settori d'investimento di A.M.E. Ventures, società di venture capital, ancora una volta milanese, cui è possibile sottoporre proposte via email.

E ancora, 360 Capital Partners, società di venture capital che investe in aziende ad alto contenuto innovativo attive soprattutto in Italia e Francia e che gestisce un fondo di oltre 100 milioni di euro. Active scouting, screening, business analysis, deal structuring and negotiation, closing e companies follow up. Le fasi di investimento coprono a 360° l'avvio dell'azienda e i fondi sono suddivisi in tre direzioni: l'85% va alle aziende giovani e dal forte contenuto innovativo; 10% a aziende quotate del segmento small cap e il 5% dei fondi va in ivnestimenti seed in progetti dal forte contenuto tecnologico.

In tal senso si muove anche Telecom Italia, che a febbraio 2014 ha annunciato di voler investire 4,5 milioni di euro nel 'seed investment' a sostegno delle start up digitali: nello specifico, l'azienda investirà 1,5 milioni l'anno, dal 2014 al 2016, tramite i cosiddetti investimenti 'seed', quelli dedicati cioè alla fase di avvio di giovani imprese tecnologiche, per accompagnarle nel proprio percorso di crescita e di inserimento sul mercato.

Alle piccole e medie imprese innovative, tipiche del panorama economico italiano, si rivolge PmiEquity, investitore istituzionale di private equity e venture capital, accreditato presso il ministero delle Attività produttive.

Lo sviluppo, seppur graduale, del venture capital nello Stivale è dimostrato dallo sbarco in Italia di 99 designs, un network per il design creativo condiviso che da quando ha mosso i primi passi ha ospitato più di 184 mila concorsi internazionali di graphic design commissionati da start-up, piccole aziende e altre organizzazioni.

Arriva anche in Europa il fondo Google Ventures: l'azienda di Mountain View è pronta a investire 100 milioni di dollari per far nascere start-up nel Vecchio Continente. Per dirla con le parole con cui il colosso dei motori di ricerca ha annunciato la decisione di lanciare il fondo in questione, l'obiettivo è investire nelle migliori idee dei migliori imprenditori europei, aiutandoli a realizzarle.

Nel darne comunicazione, Google ha riportato anche alcuni dati sulle compagnie supportate fino ad oggi: un totale di 250, tra cui spiccano in particolare progetti legati alla salute, alle energie rinnovabili e alla ricerca medica.

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Business Angels

Seed e venture capital fanno rima con business angels, i cosiddetti angeli degli affari che investono in progetti innovativi: ex imprenditori e manager che dispongono di mezzi finanziari, di una buona rete di conoscenze e di un buon bagaglio di esperienze. Gruppi di investitori informali organizzati in reti locali – Business Angels Network– disposti a finanziare start-up attraverso una partecipazione al capitale di rischio. A differenza del seed capital, i business angels supportano non solo le idee, ma anche le start-up già avviate

Benché in Italia questa forma di investimento non sia ancora diffusa capillarmente, è un italiano il miglior business angel d'Europa 2011. Francesco Marini Clarelli, presidente di Italian angels for growth. A premiarlo nel 2011 è stata l'Eban, l'associazione di categoria europea.

Italian angels for growth investe su start-up e giovani aziende, con un fatturato medio in entrata compreso entro i 2 milioni di euro, con un elevato potenziale di crescita e scalabilità. L'investimento iniziale dei business angels va dai 300.000 agli 800.000 euro, con possibilità di co-investimento fino a 2 milioni. Obiettivo: raggiungere, grazie ai fondi e ai consigli del Iag, un fatturato di almeno 5 milioni di euro al terzo-quinto anno. Una volta avviata l'azienda, i soci investitori Iag entrano a farne parte, occupando ruoli nel Board o nell'Advisory Board.

Fra le start-up finanziate da Iag figurano Win, società che realizza un dispositivo biomedicale wireless che permette il monitoraggio da remoto di pazienti affetti da patologie croniche, e On-Sun Systems, produttore di pannelli a concentrazione solare innovativi, dotati di maggiore efficienza energetica.

Angels e Super angels. Una nuova figura di investitore si è già imposta nella Silicon Valley e inizia a fare la sua comparsa anche in Europa. I Super angels sono un po' angeli un po' venture capitalists: come i primi investono nella fase iniziale della start-up, e come i secondi raccolgono fondi da investire. La differenza maggiore rispetto alle forme di venture capital finora analizzaste sta nel fatto che i Super angels non pretendono un posto in cda e richiedono una quota di capitale ridotta. Così, gli imprenditori si sentono più liberi di agire.

In Europa a rappresentare i Super angels c'è Connect Ventures, rete di venture capitalists che opera a livello europeo e sostiene aziende in fase di start-up nei settori Internet e mobile.
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Crowdfunding

Folla più finanziamento uguale crowdfunding. In pratica, un gruppo di persone che mette in comune denaro per sostenere progetti di singoli o associazioni. Un concetto semplice, simile al fare colletta, cui ha fatto ricorso anche il museo del Louvre, lanciando una colletta web – " tutti mecenati” – che ha raccolto il milione di euro mancante per acquistare il dipinto di Lucas Cranach, Le tre Grazie.

Le web communities, in effetti, sono il luogo ideale per far incontrare domanda e offerta: le idee dei creativi con chi è disposto a fare da mecenate. Nascono così le piattaforme di crowdfunding –Indiegogo e KickStarter le più famose. In Italia il crowdfung fatica ad imporsi. Una delle rare eccezioni è Eppela, piattaforma web che permette di presentare gratuitamente un progetto da sottoporre alla community di potenziali investitori. In questa stessa categoria si colloca Starteed. Anche in questo caso è l'utente a presentare il proprio progetto alla community di potenziali investitori. Ma – e qui sta la differenza rispetto alle altre piattaforme di crowdfunding – l'utente è allo stesso tempo uno dei finanziatori, grazie alla sua piccola quota di iscrizione. Sta poi a quest'ultimo stabilire la durata della raccolta fondi, ed indicare l'importo minimo per trasformare l'idea in realtà. Pubblicata l'idea, viene poi votata e commentata dagli utenti.

Nel resto del mondo, al contrario, il crowdfunding è esploso già nel 2011, come testimonia un'analisi condotta dalla società di ricerca specializzata Massolution: le 170 prese in considerazione, avrebbero raccolto in tutto 1 miliardo e mezzo di dollari e finanziato circa un milione di progetti nel corso del 2011.

Più diffuso nel nostro paese è una altra forma crowd di business, il crowdsourcing: la web community, in questo caso, non punta tanto alla raccolta fondi, quanto alla creazione condivisa di idee e progetti.
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Fondo di garanzia per il microcredito

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Il Fondo di garanzia per le PMI si apre al microcredito. Disciplinate le modalità di concessione della garanzia su finanziamenti, destinati alla microimprenditorialità, concessi dai soggetti abilitati allo svolgimento dell'attività di microcredito, iscritti nell'apposito elenco tenuto dalla Banca d'Italia. È stata inoltre istituita una "riserva" annuale delle risorse ordinarie del Fondo fino a un massimo di 30 milioni di euro.

In favore del microcredito, il Fondo potrà utilizzare, oltre alle risorse della riserva, anche quelle derivanti dai versamenti volontari di enti, associazioni, società o singoli cittadini, effettuati grazie alla norma varata nel 2013, attualmente pari a circa 7,4 milioni di euro.

L'avvio della operatività dell'intervento è fissata a partire dal giorno successivo a quello della pubblicazione delle disposizioni operative del Fondo nel sito istituzionale www.fondidigaranzia.it.

Le novità sono state introdotte con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 24 dicembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 2015.
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Nuova Sabatini: MISE adegua accesso incentivi a regolamento esenzione pesca

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Il Ministero dello Sviluppo economico ha aggiornato la circolare n. 4567-2014 relativa alle modalità di accesso agli incentivi della “Nuova Sabatini” al nuovo regolamento europeo di esenzione n. 1388-2014 per il settore ittico.

Nuova Sabatini

La “Sabatini Bis” è stata istituita dal decreto-legge del Fare (decreto-legge n. 69-2013) con l'obiettivo di migliorare la competitività del sistema produttivo e l'accesso al credito delle PMI per l'acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature.

Lo strumento prevede la concessione di finanziamenti da parte delle banche aderenti alle convenzioni tra MISE, Associazione bancaria italiana e Cassa Depositi e Prestiti, a valere su un plafond CDP inizialmente pari a 2,5 miliardi di euro e poi incrementato dalla legge di stabilità 2015 fino a 5 miliardi. I finanziamenti, di importo compreso tra 20mila e 2 milioni di euro, possono essere concessi a fronte degli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature, fino al 31 dicembre 2016.

Al plafond si aggiungono i contributi del Ministero dello Sviluppo economico, che sono pari all'ammontare degli interessi a carico delle imprese, calcolati su un piano di ammortamento convenzionale con rate semestrali, al tasso del 2,75% annuo per cinque anni. Le risorse stanziate per i contributi del MISE, inizialmente pari a 191,5 milioni di euro, sono state innalzate a 385,8 milioni di euro dalla legge di stabilità 2015.

Infine, il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese garantisce i prestiti fino all'80% del loro ammontare.

Con il decreto attuativo del 27 novembre 2013, il ministro dello Sviluppo economico ha previsto un meccanismo automatico e di accesso semplificato agli incentivi, mentre i termini per la presentazione delle domande sono stati definiti dalla circolare n. 4567-2014 a partire dalle ore 9.00 del 31 marzo 2014, fino a esaurimento delle risorse stanziate.

La circolare n. 14166 del 23 febbraio 2015

La circolare n. 14166 del 23 febbraio 2015 aggiorna la circolare n. 4567-2014 al fine di adeguare le norme per l'attuazione della Nuova Sabatini alregolamento n. 1388-2014 relativo alle imprese attive nel settore della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura.

Tale regolamento, in vigore dal 1° gennaio 2015, prevede l'esenzione dall'obbligo di notifica preventiva alla Commissione europea per alcune tipologie di contributi.

Tra questi, sono rilevanti nel caso della Sabatini bis, i contributi per:

  • migliorare l'efficienza energetica e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici,
  • promuovere il valore aggiunto, la qualità dei prodotti e l'utilizzo delle catture indesiderate,
  • i porti di pesca, i luoghi di sbarco, le sale per la vendita all'asta e i ripari di pesca,
  • gli investimenti produttivi nel settore dell'acquacoltura,
  • le misure di commercializzazione,
  • la trasformazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura.

Le imprese del comparto ittico possono ricevere aiuti pubblici per gli investimenti indicati, purché l'importo non superi l'intensità massima stabilita dal regolamento Ue n. 508-2014, che è pari in linea generale al 50% della spesa totale ammissibile (con alcune deroghe in casi specifici individuati nel regolamento, ad esempio per gli organismi di diritto pubblico o per le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale).

Insieme alla circolare n. 14166 del 23 febbraio 2015 e alla versione aggiornata della circolare n. 4567-2014, il MISE ha pubblicato anche il nuovo modulo per la presentazione delle domanda.
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Ricerca ed incentivi alle imprese: la guida di Italia Lavoro spa

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Lo scorso 9 febbraio Italia Lavoro spa (società per azioni totalmente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che opera come ente strumentale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali) ha pubblicato la Guida agli incentivi all'assunzione e alla creazione di impresa – Agevolazioni su disposizioni nazionali, regionali e provinciali. Il documento, aggiornato al 31 gennaio 2015 scorso, fornisce una sintesi periodica degli incentivi all'assunzione e alla creazione d'impresa. La guida è suddivisa in tre sezioni:

  • Incentivi all'assunzione previsti dalla normativa nazionale;
  • Incentivi all'assunzione e alla creazione d'impresa previsti dalla normativa regionale;
  • Avvisi regionali/provinciali che prevedono incentivi all'assunzione e alla creazione d'impresa.

Nella prima sezione sono raccolti, attraverso delle schede di sintesi, gli incentivi previsti dalla normativa nazionale in vigore. All'interno di essa si trovano anche le seguenti voci:

  • Rientro ricercatori e docenti: è prevista una specifica agevolazione fiscale per favorire il rientro in Italia di docenti e ricercatori che hanno trasferito la propria residenza all'estero. Il ricercatore o il docente può prestare l'attività a favore di Università o altri centri di ricerca pubblici o privati, nonché di imprese o entiche dispongono di strutture organizzative finalizzate alla ricerca. Ai fini delle imposte dirette, per la determinazione del reddito di lavoro autonomo o dipendente, si considera solo il 10% dei compensi derivanti dall'attività di docenza o ricerca svolta in Italia.
  • Incentivi per l'assunzione di ricercatori o di lavoratori con profili altamente qualificati: L'incentivo consiste in un contributo sotto forma di credito di imposta pari al 35% sino a un massimo di € 200.000 annui del costo aziendale sostenuto per le assunzioni a tempo indeterminato.
  • Ricerca scientifica: sono previste agevolazioni fiscali per le imprese che assumono nuovi lavoratori per potenziare l'attività di ricerca anche avviando nuovi progetti. Il beneficio consiste in un credito di imposta pari a € 7.746,85 per ogni nuova assunzione fino a un massimo di € 30.987,41 per datore di lavoro.

Tra i programmi nazionali di Italia Lavoro:

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Simest-Confimi: assistenza per internazionalizzazione PMI

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Promuovere lo sviluppo e il potenziamento produttivo e tecnologico delle piccole e medie imprese attraverso processi di internazionalizzazione. E' l'obiettivo di un accordo di collaborazione firmato da Simest e Confimi impresa.

L'intesa è stata siglata a Reggio Emilia, nell'ambito di un workshop volto a sviluppare nuove iniziative a sostegno dell'internazionalizzazione delle PMI. Promotori dell'iniziativa sono Simest, la finanziaria partecipata a maggioranza da Cassa Depositi e Prestiti nata nel 1991 per supportare gli imprenditori italiani interessati ad espandersi su nuovi mercati, e Confimi Impresa, Confederazione dell'industria manifatturiera italiana e dell'impresa privata.

L'intesa si fonda su tre elementi considerati da Simest e Confimi necessari alle piccole e medie imprese per garantirsi un adeguato posizionamento sui mercati esteri:

  • conoscenza,
  • competenza,
  • programmazione.

L'accordo prevede l'attivazione di un servizio di assistenza personalizzata alle imprese associate a Confimi, che potranno accedere agli strumenti finanziari e ai servizi operativi offerti da Simest durante tutte le fasi di sviluppo sui mercati internazionali.

Tra le azioni messe in campo dalla finanziaria per incentivare la produzione e l'innovazione delle imprese all'estero, le principali sono:

  • consulenza professionale,
  • attività sui fondi Ue,
  • finanziamenti agevolati,
  • partecipazione al capitale sociale dell'azienda.

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Sviluppo rurale - approccio strategico nei PSR 2014-2020

PSR 2014-2020

Rispetto allo scorso settennato, i nuovi PSR puntano maggiormente su conoscenza e innovazione e competitività dell'agricoltura

Nonostante gli elementi di continuità con la programmazione precedente, i nuovi Programmi di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2020) presentano diversi elementi di novità, dall'incremento dei budget per formazione e cooperazione alla maggiore attenzione agli obiettivi ambientali. In aumento anche il sostegno agli investimenti per la competitività del settore primario, mentre arretrano quelli per la diversificazione delle attività rurali.

Il quadro emerge da uno studio realizzato per la commissione Agricoltura del Parlamento europeo che analizza i PSR attivati nei diversi Stati membri e denuncia, ancora una volta, il peso eccessivo degli oneri burocratici.

PSR 2014-2020, focus su ambiente e competitività

A livello generale, si legge nello studio, molti PSR hanno concentrato le risorse su una gamma più ridotta di misure rispetto al passato, aumentando le allocazioni per le misure ambientali e per gli investimenti a sostegno della competitività.

In particolare, in media circa metà della spesa degli Stati membri (46%) è stata allocata sulla Priorità 4 (Ecosystems management) cui si aggiunge, sempre in tema di ambiente, un ulteriore 8% andato allaPriorità 5 (Low carbon and climate resilience in agriculture and forestry), mentre il 21% delle risorse è stato destinato alla Priorità 2 (Competitiveness and viability).

Tra le novità dei PSR 2014-2020 rientrano anche la nuova misura per la Cooperazione e l'aumento della spesa per l'approccio Leader che viene percepito come lo strumento chiave, nell'ambito del FEASR, per lo sviluppo rurale in senso ampio.

Le misure più popolari sono le compensazioni per le aree soggette a svantaggi naturali, i pagamenti agro-climatico-ambientali e il sostegno agli investimenti, anche se la loro importanza relativa varia nei diversi Stati membri e nelle differenti Regioni di ciascun Paese Ue. Ad esempio, in Italia e in Germania, mentre alcune Regioni in ritardo di sviluppo continuano a sostenere la diversificazione economica, quelle più ricche puntano maggiormente su innovazione e semplificazione burocratica.

Questi cambiamenti, che il report spiega in parte come mosse strategiche, derivano da diversi fattori, come le performance deboli conseguite da alcune misure nel periodo 2007-2013, la pressione della Commissione europea per il rispetto dei target in materia di clima e ambiente e quella degli stakeholder che chiedono aiuti più consistenti a sostegno degli investimenti delle aziende agricole.

Alla base di queste novità, però, ci sarebbero anche tentativi di migliorare l'efficienza amministrativa, a fronte della preoccupazione per gli oneri di audit e della paura di incorrere in sanzioni, che in certi casi - rileva lo studio - stanno agendo come ostacoli ad un uso più creativo e flessibile del Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale 2014-2020. La semplificazione, conclude il rapporto, continua ad essere una priorità e dovrebbe orientare i lavori di Parlamento e Consiglio dell'Unione sulla Politica Agricola Comune (PAC) anche in futuro.

I PSR in Italia

Il report propone poi un'analisi comparativa delle scelte effettuate dalle Regioni di Italia, Francia, Germania e Spagna, che rispecchiano molti dei modelli individuati nell'analisi a 28 Stati, ma con importanti distinzioni.

Ad esempio, in Germania, l'aumento del carico amministrativo e dei controlli in relazione al FEASR ha spinto in alcuni casi a sottrarre le misure più complesse all'ambito dei PSR e a finanziarle e gestirle nel quadro di politiche nazionali distinte, notificandole come aiuti di Stato. In Francia, invece, la configurazione dei PSR è stata condizionata dalla riduzione delle risorse disponibili nell'ambito del I Pilastro, che ha condotto a un uso compensativo del II Pilastro, e dal protagonismo degli stakeholder che in alcuni casi tendono a un forte conservatorismo a favore delle misure più tradizionali.

In Italia e in Spagna, nonostante le inevitabili differenze dovute al grado di ricchezza e in generale alla diversità delle varie Regioni, si rileva un forte accento sull'occupazione e sullo sviluppo delle imprese nei settori agricolo e forestale, mentre la capacità amministrativa appare come un fattore limitante.

Più in dettaglio, quanto all'Italia, il report ricorda che la programmazione 2014-2020 si articola in due PSR nazionali e 21 PSR regionali, a valere su risorse FEASR pari a circa 10,4 miliardi di euro.

In generale, nel nuovo settennato l'allocazione delle risorse privilegia gli obiettivi ambientali e la competitività a scapito delle risorse per la diversificazione rurale. Se sommiamo i budget, le Priorità 4 e 5 assorbono infatti il 41% dei fondi, con le Regioni meno sviluppate che si distinguono per intensità degli investimenti sulla Priorità 4 e le più sviluppate che risultano sopra la media nazionale per attenzione alla Priorità 5.

Quanto al tema della competitività, mentre le Regioni in ritardo di sviluppo hanno dato maggiore enfasi al ricambio generazionale in agricoltura, in quelle più avanzate l'attenzione è volta soprattutto allo sviluppo della filiera alimentare.

La principale novità del periodo 2014-2020 riguarda però il Programma di sviluppo rurale nazionale 'Gestione del rischio, infrastrutture irrigue e biodiversità animale', che può contare su oltre 2 miliardi di euro, con un aumento della spesa pubblica del 18% rispetto al periodo 2007-2013, riconducibile soprattutto al passaggio degli strumenti di gestione del rischio dal I al II Pilastro e quindi alla possibilità di finanziarli nell'ambito dei PSR.

Gli strumenti di gestione del rischio, infatti, possono essere gestiti in maniera più efficiente a livello nazionale, perché richiedono regole comuni e un'expertise amministrativa non ancora disponibile a livello delle singole Regioni.

Strumenti di gestione del rischio in agricoltura nel periodo 2014-2020

Il tema degli strumenti di gestione del rischio e del loro finanziamento nell'ambito dei Programmi di sviluppo rurale è stato affrontato anche da un altro studio presentato al Parlamento Ue, 'State of play of risk management tools implemented by Member States during the period 2014-2020, che analizza le disposizioni attuative adottate dagli Stati membri.

Nel periodo 2007-2013 le possibilità per finanziare gli strumenti di gestione del rischio erano date dalla PAC, con l'articolo 68 del Regolamento e alcune condizioni specifiche per ortofrutta e vino, e dalla normativa sugli aiuti di Stato, con riferimento agli aiuti ex ante, con le sovvenzioni per le assicurazioni sui raccolti e le mutue, e con gli interventi ex post, cioè gli aiuti di crisi ad hoc.

Nel periodo attuale questo quadro è cambiato: la PAC mantiene infatti il sostegno specifico all'ortofrutta e al vino, ma gli strumenti di gestione del rischio (assicurazioni sui raccolti, mutue, strumenti di stabilizzazione del reddito) sono stati spostati dal I al II Pilastro. L'Italia è tra i Paesi che hanno scelto di sfruttare questa opportunità, che secondo lo studio richiede però alcune riflessioni.

Innanzitutto, nell'Ue non esiste un quadro armonizzato per la gestione del rischio, ma modelli diversi per livelli di copertura e strumenti. L'appello per il futuro è a progettare una riforma del quadro attuale che preveda norme comuni, ma che sia compatibile con i modelli esistenti e cioè che consenta agli Stati membri di fare affidamento sull'esperienza accumulata, senza mettere in pericolo i sistemi che funzionano e che hanno fornito un sostegno prezioso agli agricoltori.

noltre, si legge, è essenziale che i rischi siano stratificati in base a diversi livelli di gravità, per posizionare ogni strumento all'interno di una piramide attraverso la quale il rischio può essere trasferito, condiviso e messo in comune. La chiarezza nella definizione dei livelli consentirebbe ai settori pubblico e privato di costruire partenariati efficaci di coassicurazione/riassicurazione per le crisi più gravi, quali catastrofi o rischi sistemici.

Secondo lo studio, le misure di gestione del rischio dovrebbero essere contemplate in un pilastro specifico di gestione dei mercati della PAC e la riserva di crisi dovrebbe essere programmata al di fuori del bilancio. Le crisi dei mercati agricoli sono infatti generalmente imprevedibili e all'interno del bilancio il principio dell'annualità non permette la flessibilità necessaria.

Per evitare che i rischi assicurabili vengano compensati con i pagamenti ad hoc, proseguono gli autori, l'ammissibilità a questi meccanismi dovrebbe essere condizionata alla precedente partecipazione degli agricoltori ai fondi comuni di investimento, agli strumenti di stabilizzazione del reddito o a programmi di assicurazione. Ciò aumenterebbe la corresponsabilità e l'autosufficienza degli agricoltori.

Quanto alla prevenzione delle crisi, infine, si raccomanda l'attivazione di un osservatorio comune dei mercati agricoli che permetterebbe l'attivazione di meccanismi diallerta rapida per far scattare gli aiuti automaticamente e in maniera trasparente.

Infine, organizzazioni e associazioni di organizzazioni dei produttori dovrebbero potere effettuare misure di adeguamento della produzione per prevenire le emergenze, assicurando che questa si regoli sulla domanda in termini di quantità e di qualità. Al contrario, le norme attuali sono, secondo lo studio, i principali ostacoli all'implementazione di pratiche di prevenzione delle crisi da parte di OP e AOP.

Finanziamento agevolato

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Cosa è il “finanziamento agevolato”? E’ un mutuo che la banca concede a tassi favorevolmente bassi?

Non proprio. E’ una forma di agevolazione che alcune Autorità emittenti (Unione Europea, Stato, Regioni, Provincie, Comuni, Camere di Commercio, altri) mettono a disposizione delle aziende mediante bando concorsuale. Per aggiudicarsi l’agevolazione, l’azienda deve produrre una richiesta e un progetto, corredati di tutti i documenti richiesti, nei tempi stabiliti dal bando, e deve vincere il concorso.

Le forme di finanziamento agevolato sono:

  • fondo perduto (ovvero fondi che non devono essere restituiti):
    • conto capitale: forma di finanziamento ideale, costituita da una somma di denaro, concessa a fronte della vincita della gara e del rispetto delle condizioni imposte dall’emittente;
    • credito d’imposta o bonus fiscale: sconto sulle tasse;
    • abbattimento tassi d’interesse: l’erogante abbatte i tassi d’interesse su mutui/prestiti/leasing, prendendosi carico di parte di essi;
  • credito agevolato: finanziamenti alle aziende (da restituire), concessi a tassi d’interesse molto bassi;
  • conto garanzia: l’emettitore fornisce parte delle garanzie necessarie per accedere al credito bancario.

Il finanziamento agevolato riguarda solo le aziende (anche ditte individuali), ma non i consumatori.

E’ erogato solo a compenso degli investimenti già effettuati, ma solo se autorizzati nel progetto di finanziamento presentato. Perciò, occorre vincere il bando, prima di spendere, ma le somme saranno recuperate dopo che sono state investite: occorre perciò che l’imprenditore pianifichi per tempo e gestisca oculatamente le spese.

Perciò occorre:

  • sapere dove l’impresa vuole andare;
  • conoscere i bandi in corso di emissione;
  • progettare accuratamente la gara, producendo tempestivamente la documentazione richiesta;
  • gestire il progetto dopo l’approvazione del finanziamento.

Per far tutto ciò occorrono degli specialisti.

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Falco VERNA

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